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giovedì 1 gennaio 2009

Cinema in pillole, # 9

Inauguro il nuovo anno con un aggiornamento sugli ultimi film che ho visto. Buon 2009!


















Il Mare
di Hyun-seung Lee, Corea del Sud 2000
Genere: drammatico, romantico, fantascienza
Titolo originale: Siworae (lett. "time-transcending love")

"Il Mare" è il nome di una casa costruita su delle palafitte in riva all'oceano. Eun-joo, (la Jeon Ji-hyun già protagonista di My Sassy Girl) al momento di traslocare dalla casa, lascia un messaggio nella cassetta delle lettere chiedendo al futuro inquilino di inoltrare le lettere per lei al suo nuovo indirizzo. Nelle scene successive vediamo Sung-hyun sistemarsi nella casa. Quando apre la cassetta delle lettere e trova il messaggio di Eun-joo resta stupito: la lettera è datata 1999, due anni più avanti del presente, e lui è il primo inquilino de Il Mare.
La cassetta delle lettere sembra avere il potere di mettere in comunicazione due linee temporali separate: comincerà così lo strano rapporto fra Eun-joo e Sung-hyun.
Il Mare è un film che si pone da qualche parte fra la fantascienza e il romantico, e lo fa con grande delicatezza e senza inutili esagerazioni. L'eterno tema dell'amore impossibile qui vede gli amanti separati nientedimeno che dal flusso inarrestabile del tempo; eppure i sentimenti riescono a valicare anche quello che pare invalicabile. Nonostante soffra di qualche eccessiva complicatezza legata all'espediente dello sfasamento temporale, Il Mare è un film intelligente, profondo, toccante e interpretato da ottimi attori.

[TRAILER]


















My Mighty Princess
di Jae-young Kwak, Corea del Sud 2008
Genere: commedia, romantico, azione
Titolo originale: Mu-rim-yeo-dae-saeng

Il regista del fortunatissimo My Sassy Girl torna con una frizzante commedia che mescola gli elementi più disparati, dai triangoli amorosi alle arti marziali.
La bella So-hwi (Min-a Shin) è un giovane prodigio delle arti marziali, nelle quali il padre l'ha istruita severamente fin da bambina. Questa particolare scuola la rende in grado di compiere balzi disumani e di avere un corpo resistente come la roccia. Tuttavia questi poteri tanto straordinari fanno sì che i suoi coetanei abbiano paura di lei e la evitino; So-hwi decide così di abbandonare la arti marziali per cercare di avere una vita normale. Il padre, preoccupato per la perdita di un simile talento, si trova nel frattempo a dover fronteggiare il malvagio Heuk-bong, deciso a prendere il comando del mondo delle arti marziali uccidendone i più grandi spadaccini.
Sarà già chiaro a questo punto come My Mighty Princess tenti di fondere elementi e toni anche diversissimi fra loro, passando dal comico al drammatico, dalla commedia romantica al film d'arti marziali vero e proprio. Ognuna di queste parti in sè funziona, ed in particolare la seconda metà del film offre un ottimo intrattenimento con spettacolari acrobazie e improbabili colpi segreti al chiaro di luna. Inoltre la forza sovrumana di So-hwi ben si presta a frequenti e spassose gag.
Tuttavia il risultato è davvero un po' troppo caotico e disorganico, tanto che se qualcuno ci chiede che tipo di film abbiamo visto è abbastanza difficile dare una risposta. Troppa carne al fuoco quindi? Indubbiamente sarebbe stato meglio sviluppare meglio le parti importanti e tralasciarne del tutto altre che, per forza di cose, vengono introdotte e poi non più sviluppate.
My Mighty Princess è adatto ad una visione non troppo impegnativa, e in fin dei conti si guarda con piacere. Lode alla bella protagonista.

[TRAILER]


















Sex is Zero
di Je-gyun Yun, Corea del Sud 2002
Genere: commedia, romantico
Titolo originale: Saekjeuk shigong

Sex is Zero va fatto rientrare nel filone delle cosiddette "Sex Comedies", genere che qualcuno potrebbe conoscere per titoli come American Pie o meno noti precursori, ma che tuttavia in Corea ha proprio in questo titolo il suo primo esempio. E' da sottolineare che, a differenza dei titoli americani, Sex is Zero in Corea del Sud è stato un vero e proprio successo, con oltre quattro milioni di biglietti venduti; questo sicuramente grazie ad un approccio fortemente goliardico che però non dimentica di trasmettere un chiaro messaggio (sin dal titolo).
Sex is Zero è divisibile in due parti molto ben definite. La prima ci mostra una serie interminabile di gag ammiccanti, parziali nudità and so on, che ruotano attorno ad Eun-shik, rozzo e un po' sfigato studente universitario che si innamora della più bella studentessa della squadra di aerobica. Nonostante un paio di scene siano davvero un po' troppo "grosse", si ride e parecchio. La seconda parte cambia completamente registro, introducendo elementi drammatici e temi anche piuttosto forti - nella fattispecie si parla di aborto. Le due parti si controbilanciano, facendo sì che l'opera risulti essere qualcosa di più di una semplice e volgarotta (seppur divertente) commedia sex-oriented.
Nel complesso Sex is Zero merita senz'altro di essere visto.

[TRAILER]

domenica 28 settembre 2008

Cinema in pillole, # 8



















Spider Lilies

di Zero Chou, Taiwan 2007
Genere: drammatico
Titolo originale: Ci Qing

Takeko (Isabella Leong) ha uno studio di tatuaggi. Lei stessa ha un tatuaggio sul braccio rappresentante gli spider lilies, fiori che segnano il percorso dal mondo dei vivi a quello dei morti. Questo tatuaggio è l'unico legame rimastole con il defunto padre e con il fratello minore, affetto da disturbi psichici. Vive una vita solitaria divisa fra il lavoro e le attenzioni necessarie al fratello.
Jade (Rainie Yang) è una giovane ragazza che vive sola con l'anziana nonna. Sbarca il lunario lavorando per una chat a luci rosse, trasformando la sua spoglia camera nel set dei suoi spettacoli. Per quanto esteriormente più allegra e vitale, la sua esistenza non è meno solitaria di quella di Takeko. Un giorno Jade entra nello studio di Takeko e le chiede di tatuarle gli spider lilies, in ricordo del suo primo amore...
Spider Lilies racconta l'amore apparentemente impossibile fra queste due ragazze, una vittima dell'abbandono e di un amore totalizzante, l'altra schiava di un insopportabile senso di colpa. Anche se l'avvicinamento sembra irrealizzabile, e le catene che le legano al passato impossibili da spezzare, Jade e Takeko tendono inevitabilmente l'una all'altra, sospinte da una passione più grande di loro.
La narrazione insiste ovviamente sui due personaggi principali, sui loro drammi personali e sul loro tormento interiore, analizzando il loro rapporto anche attraverso graduali flashback che ne chiariscono il passato.
Caratterizzato da uno stile prevalentemente asciutto e freddo, Spider Lilies riesce comunque ad emozionare, grazie ad una buona regia - che non disdegna verso il finale escursioni visionarie alla David Lynch - e soprattutto all'ottima prova delle due attrici protagoniste.
Vincitore dell'Asian Film Festival come miglior film e del Teddy Award al Festival Internazionale di Berlino; nomination al Festival Internazionale di Bangkok.

[Trailer]


















My Sassy Girl
di Jae-young Kwak, Corea del Sud 2001
Genere: commedia, romantico
Titolo originale: Yeopgijeogin geunyeo

Gyeon-woo (Cha Tae-hyun) è uno svogliato e poco brillante studente delle superiori. Un giorno sulla banchina della metropolitana salva un ragazza visibilmente ubriaca (Jeon Ji-hyun) dall'essere travolta da un treno. Salito a bordo, assiste impotente alle gesta della misteriosa ragazza, che, in preda alla sbornia, vomita in testa ad un povero nonnetto, per poi crollare svenuta. Non prima di aver apostrofato Gyeon-woo "tesoro", cosa che agli occhi dei passeggeri lo obbliga ad assumersi la responsabilità della ragazza... Inizia così il rapporto fra Gyeon-woo e la ragazza (di cui durante il film non ci è dato sapere il nome), che oltre ad essere molto bella è anche una forte bevitrice, un'attaccabrighe, nonchè una compagna violenta e vendicativa. Al di là del suo atteggiamento da spaccona - a cui dobbiamo buona parte delle gag più riuscite del film - nasconde un animo fragile e segnato da una grave perdita.
Nonostante pecchi indubbiamente di prolissità e di certe sequenze non proprio funzionali (vedi la parte nel Luna Park) My Sassy Girl ha dalla sua una freschezza ed una esuberanza non comuni, nonchè una varietà di registri e situazioni assolutamente invidiabile. Se da un lato c'è da spassarsela nel seguire le angherie e i crudeli scherzetti a cui Gyeon-woo è continuamente sottoposto dalla sua "dolce" metà ("Vuoi morire? Tu prendi un caffè!" ), dall'altro assistiamo ad una sempre maggior attenzione per i personaggi e i sentimenti che si nascondono sotto la superficie. Attenzione sempre più evidente man mano che ci si avvicina alle ultime battute, in cui ci si rivela un inaspettato colpo di scena e i due affrontano finalmente con consapevolezza quello che provano l'uno per l'altra.
La visione di My Sassy Girl richiede insomma di lasciarsi un po' andare, di farsi trasportare dalla corrente; solo così si potrà gustare appieno quello che si nasconde dietro una facciata da frivola e disimpegnata commediola "pop" romantica, ovvero una riuscita ed intelligentemente bilanciata commistione fra toni comici, sentimentali e drammatici. Cose che in Occidente nel cinema "mainstream" ci sogniamo; tant'è che è in arrivo il solito, prevedibile e a naso ampiamente prescindibile remake hollywoodiano.

[Trailer]

domenica 31 agosto 2008

Cinema in pillole, #7

















Strawberry Shortcakes

di Hitoshi Yazaki, Giappone 2006
Genere: drammatico

Strawberry Shortcakes racconta la storia di quattro donne e delle loro solitudini nel grande vuoto metropolitano di Tokyo.
Satoko, che all'inizio vediamo - in una scena piuttosto delirante - mentre cerca disperatamente di trattenere il suo ragazzo che la sta lasciando, fa la centralinista all'"Heaven's Gate", un' agenzia di accompagnatrici.
Una delle accompagnatrici è Akiyo, che nasconde da anni il suo lavoro ad un vecchio compagno di scuola di cui è segretamente innamorata.
Toko dipinge illustrazioni per libri e riviste, ma la frustrazione derivante dalla scarsa considerazione che le sue opere ricevono a fronte delle notti insonni passate alla ricerca dell'ispirazione la spinge verso la bulimia.
Chihiro, che divide l'appartamento con lei, è un'impiegata con l'ossessione per il vero amore e il matrimonio; questo la porta a sopravvalutare una semplice avventura con un collega.
Queste quattro figure femminili lottano disperatamente contro le difficoltà e gli insuccessi delle loro vite, che sembrano negare loro non solo la felicità ma anche un semplice, vero contatto umano. La soluzione è come spesso accade più vicina di quanto non si creda, anche se forse è diversa da quella che si vorrebbe. Basta non perdere la speranza.
Il panorama ricorda molto da vicino quello di Tokyo.Sora di Hiroshi Ishikawa, ma qui c'è spazio anche per toni più leggeri o perlomeno ironici: Satoko trova un pietra per terra e, ritenendola un asteroide e in quanto tale segno di Dio, la idolatra come un dio vero e proprio, chiedendole quotidianamente di esaudire i suoi desideri - nella fattispecie, che qualcuno si innamori di lei.
Strawberry Shortcakes è uno di quei film che trasportano dentro di sè, lasciandoci pieni di pensieri e con il senso di aver vissuto una vera esperienza. Uno di quei film che spingono a riflettere su sé stessi e sulla vita.

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Hansel and Gretel
di Yim Pil-Sung, Corea del Sud 2007
Genere: fantasy/horror/drammatico

Eun-soo ha un incidente lungo una strada di campagna, e la sua auto esce di strada. Si risveglia di notte nel mezzo di una foresta; una strana bambina lo conduce fino ad una casa che sembra uscita da un libro sulle fate, dove vive coi genitori ed altri due bambini. Ben presto Eun-soo si renderà conto che, per quanti sforzi faccia, qualcosa gli impedisce di uscire dalla foresta e di abbandonare i bambini che vivono nella casa...
Una commistione fra toni fiabeschi, orrorifici e drammatici: questi i tratti distintivi della pellicola. Inevitabile il rimando alle cupe favole di Guillermo del Toro: mi riferisco in particolare a "Il Labirinto del Fauno", con cui Hansel and Gretel ha più di un punto in comune, dalla prospettiva infantile che vede l'immaginazione come unica possibile via di fuga da una realtà insostenibile, alla presentazione di due mondi, quello adulto e quello dei bambini, talmente distanti da risiedere su due differenti piani dell'esistenza.
Per quanto la storia evolva fino al finale senza troppe sorprese, Hansel and Gretel è un film che turba e, anche se con un filo di ruffianaggine di troppo, commuove. Formalmente ogni aspetto è molto curato, e del resto siamo davanti ad una produzione ad alto budget; molto bello fra l'altro il commento sonoro, che ben descrive l'aura fatata e sospesa di cui il film è pervaso.

[trailer]

















The Railroad
di Park Heung-Sik, Corea del Sud 2007
Genere: drammatico
Titolo originale: Gyeongui-seon

Man-Soo fa il macchinista sui treni della metropolitana a Seoul. Ogni tanto una ragazza si avvicina al suo treno e gli consegna una rivista e qualcosa da mangiare. Man-Soo se ne invaghisce, ma la ragazza non gli rivela il suo nome, limitandosi a sorridere mentre il treno riparte.
Hanna è una lettrice part time in un college privato. Intrattiene da tempo una relazione con un professore sposato.
Qualcosa fa crollare il già precario mondo di entrambi, che, da perfetti sconosciuti, si ritroveranno ad essere soli nello stesso posto: il capolinea di una linea ferroviaria, di notte ed in mezzo ad una forte nevicata. Dopo un esordio di bugie e diffidenze il comune, momentaneo destino porterà sincerità e comprensione, dando forse una nuova prospettiva alla vita di entrambi.
Il tutto a pochi passi dalla DMZ, la linea di demarcazione fra Corea del Nord e Corea del Sud; ovviamente non è un caso che alla separazione dei cuori e dei singoli esseri umani faccia da cornice la separazione di un'intera nazione.
Come spesso accade i sentimenti nascosti, le sofferenze patite in silenzio, commuovono infinitamente di più di qualunque melodramma hollywoodianamente ostentato, o spremuto fino all'ultima, inverosimile goccia.
Grazie ad un intreccio che non si lascia tentare, nel nome dello sfogo di sentimenti e passione proibite, da implausibilità assortite (e mi viene in mente il pasticciatissimo "Romance" di Moon Seung-wook) The Railroad riesce appieno anche nel bellissimo, accennato finale.
Vincitore del primo premio al Samsung Korea Film Fest 2008, Firenze.
Io, dal canto mio, non posso che raccomandarlo; film così intensi pur nella loro semplicità non capitano spesso.

[trailer]

mercoledì 30 luglio 2008

Cinema in pillole, #6

















This Charming Girl

di Lee Yoon-ki, Corea del Sud 2004
Genere: drammatico
Titolo originale: Yeoja, Jeong-Hye

Jeong-Hye è una ragazza di 29 anni. La sua è una vita solitaria e ripetitiva, che si divide tra il suo appartamento e il lavoro all'ufficio postale. Un trauma irrisolto nel suo passato l'ha allontanata dalle persone e dagli affetti, facendole preferire un'esistenza senza rischi e sofferenze. Ma qualcosa in lei comincia a cambiare quando realizza che non si può vivere in solitudine per sempre...
Ho trovato questo film estremamente riuscito e toccante, sebbene ad un primo sguardo possa sembrare anche eccessivamente composto e rigoroso. Lo studio di questo complesso ed affascinante personaggio regala invece grandi emozioni, limitandosi spesso a suggerirle piuttosto che servirle su di un piatto.
Attraverso una narrazione fatta di sguardi più che di dialoghi, siamo partecipi della combattuta evoluzione di Jeong-Hye, che cerca di vincere la sua paura di vivere e di distaccarsi da un passato che rischia di tenerla prigioniera per il resto della sua vita.
Il finale è un'esplosione silenziosa, eppure assordante per chi riesce a coglierla.
Buona parte del merito va all'eccezionale prova della bravissima e bellissima Kim Ji-Soo (Romance, Traces of Love), qui al suo esordio.
Splendido.

[trailer]

















Su-Ki-Da
di Hiroshi Ishikawa, Giappone 2005
Genere: drammatico

Quello che mi ha spinto alla visione di questo film è stata inizialmente la semplice presenza della mia amata Aoi Miyazaki, eppure ora sono convinto di aver visto un film assolutamente meraviglioso, come non mi succedeva da tanto tempo.
Su-Ki-Da (uno dei tanti modi per dire "Ti Amo") è una storia d'amore fatta di silenzi, incomprensioni, incapacità di comunicare i sentimenti. Il ritmo è lento, a tratti lentissimo, quasi surreale. Yu e Yosuke vivono in un mondo sospeso, in cui le giornate scorrono sempre uguali tra scuola e pomeriggi oziosi in riva al fiume. Il loro amore resta inespresso, ma il destino vuole che 17 anni dopo si incontrino di nuovo...
I brevi e radi dialoghi lasciano spazio al linguaggio del corpo, ai gesti e agli sguardi, da cui traspare con estrema chiarezza quello che i protagonisti non sanno dire a parole. Su-Ki-Da è un film di grandissima sensibilità, che indaga l'universo dei sentimenti e dell'amore in modo tanto discreto quanto intimo e, semplicemente, vero.
L'ennesima perla cinematografica che grazie alla nostra miope distribuzione non vedremo mai arrivare nel nostro paese.
Mi ha lasciato col groppo in gola, consigliato con tutto il cuore.

[trailer]

giovedì 10 luglio 2008

Cinema in pillole, #5

















The Red Shoes

di Kim Yong-gyun, Corea del Sud 2005
Genere: horror
Titolo originale: Bunhongsin

Una ragazza trova in metropolitana un paio di scarpette rosse (che poi non son rosse ma fucsia, ma vabbè, il titolo dice così); un'amica le vede e gliele ruba, salvo poco dopo incontrare una morte orribile. Le scarpette sembrano portare una maledizione mortale su chiunque le indossi...
Dopo il recente entusiasmo per Epitaph, mi sono buttato piuttosto fiducioso su questo horror coreano, che dal trailer pareva interessante e sanguinolento al punto giusto.
Purtroppo mi sono dovuto ricredere.
Nonostante parta bene, il film si dilunga incredibilmente su sequenze ed episodi inutili, tralasciando le cose davvero importanti. Ad esempio la vicenda che è alla base della maledizione, solo abbozzata e affidata più che all'indagine dei due protagonisti a flashback che non si sa da dove vengano e perchè; basti fare a riguardo un parallelo con The Ring, dove, anche se con diversa modalità, abbiamo sempre a che fare con un oggetto maledetto. Tutt'altro approccio, e tutt'altro risultato. Qui le cose sembra succedano perchè devono succedere.
The Red Shoes si ispira inoltre in maniera fin troppo evidente a classici del genere (Shining, Suspiria, e ovviamente Ringu/The Ring, con abbondanza dei soliti cloni di Sadako), tenta sul finire di stupire con l'ormai classico "plot twist", ma rimane quello che è: un film visivamente discreto ma nell'impianto registico e narrativo confuso, insipido, privo di mordente e soprattutto di personalità.
Nota negativa anche per la colonna sonora, inappropriatamente sopra le righe (l'organo liturgico non sta proprio bene con tutto) e ultra ripetitiva negli effetti sonori che sottolineano i colpi di scena.
Bocciato.


















Muoi, the Legend of a Portrait
di Kim Tae-kyeong, Corea del Sud/Vietnam 2007
Genere: horror

Yoon-hee è una giovane scrittrice coreana in difficoltà creativa. Il suo ultimo libro risale ormai a tre anni prima: una sorta di resoconto scandalistico sul suo gruppo di amici, ed in particolare sulla sua ex migliore amica Seo-yeon, bersaglio di calunnie e dicerie. Per il suo prossimo libro, basato sulla leggenda folkloristica vietnamita riguardante la "maledizione di Muoi", Yoon-hee ha bisogno proprio dell'aiuto di Seo-yeon, emigrata per l'appunto in Vietnam dove dipinge e assiste un professore universitario nelle sue ricerche sul folklore locale. Yoon-hee e Seo-yeon, sotto l'ombra di una malcelata tensione relativa al loro perduto rapporto, iniziano ad indagare sulla leggenda. 100 anni prima Muoi, amante rifiutata e sfigurata dalla rivale, si uccise per cercare vendetta sotto forma di spirito. Venne imprigionata in un ritratto, ma il sigillo durante la guerra fu infranto; si narra così che il 15 di ogni mese Muoi compia la sua vendetta...
Nella media degli horror made in Corea visti ultimamente Muoi fa tirare un discreto sospiro di sollievo. La regia infatti punta, più che sui facili spaventi, sulla costruzione di personaggi solidi e complessi e sull'imbastire una storia ricca di mistero. Sembra però addirittura eccedere nell'analizzare i tormentati rapporti tra le due protagoniste, tanto che a volte sembra di assistere ad un film drammatico più che ad un horror. Tutto sommato il risultato è buono, le protagoniste sono ben delineate (da sottolineare la presenza della splendida Cha Ye-ryeon, già in A Bloody Aria), il mistero avvince anche se non spaventa a morte, dal punto di vista formale siamo sui soliti standard sudcoreani, ovvero prossimi all'eccellenza. Ecco, sul finale si poteva davvero osare un po' di più, soprattutto avendo un girato tanto solido alle spalle. Comunque, in un panorama dove A Tale of Two Sisters e il recentissimo Epitaph sembrano destinati a rimanere per il momento casi isolati di genio orrorifico, ben vengano film come Muoi.

[trailer]

giovedì 5 giugno 2008

Cinema in pillole, #4

















D-War
di Hyung-Rae Shim, Corea del Sud 2007
Genere: fantascienza
Titolo alternativo: Dragon Wars

500 anni fa la figlia del signore di un villaggio in Corea, Narin, nasce con in sè il Yeo ui joo, capace di trasformare un serpente (Imoogi) in drago celeste. Haram e il suo maestro sono inviati dal paradiso per fare in modo che il Yeo ui joo vada, tramite il sacrificio della ragazza, all'Imoogi buono. Manco a dirlo sulle tracce del Yeo ui joo c'è pure un serpentone cattivo, tale Buraki, che allo scadere del ventesimo anno della ragazza attacca il villaggio col suo esercito. Haram e Narin, che nel frattempo si sono innamorati, non accettano il loro destino e si buttano da una rupe.
500 anni dopo la storia si ripete, solo che siamo a Los Angeles e al posto di Haram e Narin abbiamo le loro reincarnazioni.
Film coreano che punta chiaramente ad insidiare i blockbusters americani, questo D-War si presenta benino dal trailer, per rivelarsi in realtà una ciofeca indifendibile. Al di là di alcune discrete scene d'azione (che per un film del genere sono poi il minimo), trovo che D-War faccia acqua da tutte le parti.
I dialoghi oscillano fra il ridicolo e l'imbarazzante, l'approfondimento dei personaggi è pari a -10, la consequenzialità degli eventi a volte rasenta il paradossale. I personaggi compiono azioni e dicono cose che non hanno assolutamente senso nel mondo dei sani di mente; alcuni vengono addirittura ripetutamente abbandonati per poi risaltare fuori a caso (e guarda un po' sono pure di colore, viva i clichè), non c'è una sola scena che risollevi la storia dalla banalità più assoluta. Aggiungiamo verso il finale una blanda fotocopia di una famosa scena di The Lord of the Rings ed il gioco è fatto.
D-War va bene forse per un'oretta e mezza di svago, ma proprio niente di più e solo se non avete davvero di meglio da fare.
Anzi, se ci pensate qualcosa di meglio da fare lo trovate di sicuro.
Korea meets Hollywood? Se i risultati son questi, no grazie.

















Someone Behind You
di Oh Ki-hwan, Corea del Sud 2007
Genere: thriller/horror
Titolo alternativo: Two People
Titolo originale: Du saram-yida

Ka-In, studentessa delle superiori, è testimone del tentato omicidio della zia al di lei matrimonio, da parte del futuro marito; omicidio che viene portato a termine poche ore dopo in ospedale, da un'altra zia sorella della vittima. Il tutto senza apparente motivo. Ka-In assiste incredula a questa assurda ed insensata violenza; una maledizione sembra perseguitare lei e quelli che le stanno intorno, dando vita ad una epidemica follia omicida e spingendola a dubitare anche dei suoi cari ...
Che dire, se devo valutarlo esulando dal genere a cui appartiene è un film pieno di difetti, che riguardano soprattutto la sceneggiatura. La storia è sì intrigante, ma sviluppata in modo un po' confuso e conclusa in modo non del tutto soddisfacente.
Inoltre la protagonista ha sette vite come i gatti, cosa che dopo un po' diventa davvero forzata.
Se lo valutiamo invece come il film thriller/horror che è, Someone Behind You spacca letteralmente il culo - o potrei dire "centra in pieno il bersaglio", ma perchè rinunciare ad una delle mie espressioni preferite...
La tensione resta sempre su livelli altissimi, i colpi al cuore si sprecano, le uccisioni sono numerose e spesso efferate, e per finire alcune scene traboccano letteralmente di sangue; per gli appassionati insomma è un po' come essere al Luna Park.
Bravi gli attori, in particolare la protagonista Jin-seo Yun.

Trailer

domenica 11 maggio 2008

Cinema in pillole, #3

















A Bloody Aria
di Won Shin-Yeon, Corea del Sud 2006
Genere: thriller/drammatico
Titolo originale: Guta Yubalja Deul

Park Young-sun, professore di musica, e In-jeong, sua studentessa, sono di ritorno da un'audizione.
Dopo un diverbio con un poliziotto prendono una strada secondaria e fanno una sosta; il luogo tranquillo e isolato svela le vere intenzioni del professore, e In-jeong si dà alla fuga.
Ma il posto si rivela non essere deserto, e i due finiranno coinvolti in un vortice di violenza e depravazione che non avrebbero mai neanche potuto immaginare.
A Bloody Aria è - appunto - un film di una violenza estrema, violenza tanto fisica quanto psicologica. Il ribaltamento dei ruoli, da vittima a carnefice e poi ancora a vittima e via così potenzialmente all'infinito, diventa dunque inevitabile: finchè ci sarà qualcuno di più debole su cui sfogare la propria rabbia, la propria sofferenza, non ci sarà fine.
I personaggi di A Bloody Aria, schiavi di questo circolo vizioso, hanno ormai in sè ben poco di umano, come ben sintetizza l'amara, incredula considerazione di In-jeong : "Non sei nemmeno un cane... un cane non farebbe una cosa del genere."
L'unico personaggio realmente "umano" della pellicola non può che sentirsi sconcertata e fuori posto in mezzo a tanta barbarie.
In definitiva si tratta di un thriller tutt'altro che superficiale, che mostra il lato peggiore dell'essere umano e lo fa con una grande eleganza stilistica e attraverso degli ottimi attori.
Mi ha pienamente convinto.



















Vibrator
di Ryuichi Hiroki, Giappone 2003
Genere: drammatico
Titolo originale: Vibrator

Rei è una trentenne giornalista freelance che soffre di disturbi psichici e alimentari.
Vive completamente scollegata dal mondo e dagli altri esseri umani, preda delle voci nella sua testa e della paura che il contatto con le persone possa costituire un pericolo.
Mentre in un supermercatino compra degli alcoolici, entra un camionista biondo ossigenato con degli stivali da pescatore. Il cuore di Rei, tramutatosi in telefono cellulare, vibra. "Mi piace", pensa.
Comincia così il viaggio di Rei e di Okabe, due perfetti sconosciuti che, nel microcosmo costituito dalla cabina del tir, scopriranno la forza dell'umana comprensione.
Il film di Ryuichi Hiroki è fondamentalmente un inno di speranza nei sentimenti umani. Pur dilungandosi un po' troppo in dialoghi triviali Vibrator convince e commuove, senza aver la presunzione di fornire risposte o mostrare inverosimili catarsi.

I due attori sono eccezionali, in particolare Shinobu Terashima (Rei) che regala un'interpretazione strepitosa.

domenica 13 aprile 2008

Cinema in pillole, #2

Durante questa settimana ero in ferie, ho recuperato un po' di film che dovevo vedere da un pezzo, e così siamo al terzo post in pochi giorni. Non vi ci abituate.

















Spirit of Jeet Kune Do: Once Upon a Time in High School di Yu Ha, Corea 2004.
Genere: drammatico
Titolo originale: Maljukgeori janhoksa

Non so bene perchè mi sono procurato e guardato questo film, ma devo dire che non mi è dispiaciuto per niente.
1978, Corea del Sud. Hyun-soo, un ragazzo timido e introverso con la passione per Bruce Lee, si trasferisce in una nuova scuola, dove si scontra subito con un'organizzazione scolastica punitiva e di stampo militaresco, in cui alla violenza utilizzata dai professori per mantenere la disciplina si unisce il bullismo perpetrato dagli studenti senior alle matricole e ai più deboli.
Farà amicizia con lo spavaldo e manesco Woo-sik, fino a che la comparsa di una ragazza, Eun-ju, non creerà il classico triangolo amoroso che farà vacillare tutto.
Anche se questo può sembrare il tema principale del film, in realtà l'attenzione si sofferma decisamente più a fondo sulla denuncia di un sistema scolastico brutalmente meritocratico e disumanizzante, e sull'estrema violenza in esso presente a tutti i livelli, da quelli teppistici a quelli istituzionali. L'evoluzione del protagonista rappresenta un grido disperato, un rifiuto rivolto sia alle sue vicende personali che all'intero sistema.
Once Upon a Time in High School insomma è un film ben più complesso e profondo di quanto possa inizialmente apparire; sicuramente non un capolavoro nè un campione di originalità, ma personalmente trovo abbia degli indiscutibili punti di forza.
Ma soprattutto: la scena del combattimento sul tetto della scuola spacca il culo.


















Séance di Kiyoshi Kurosawa, Giappone 2000
Genere: thriller/horror
Titolo originale: Kourei

Una
séance è un incontro spirituale con lo scopo di ricevere messaggi dai morti. Una seduta spiritica, insomma.
Koji Sato lavora come tecnico del suono, ed è spesso impegnato in field recordings allo scopo di catturare rumori naturali come il fruscio del vento tra gli alberi o lo scroscio dell'acqua.
Sua moglie Junko è una casalinga dotata di poteri psichici, una cosiddetta medium in grado di mettersi in contatto con le anime dei defunti.
Il loro è un matrimonio fatto di grigia quotidianità, all'apparenza sereno ma ormai privo di slanci e linfa vitale.
Proprio per le sue doti Junko viene contattata dalla polizia che brancola nel buio nel caso del rapimento di una bambina. Una terribile, ironica coincidenza però rischia di far ricadere i sospetti proprio su Koji e Junko...
Purtroppo non posso raccontare oltre per non rovinare la trama, piuttosto articolata e originale.
Il merito di questo film sta nel coniugare la dimensione del giallo o thriller, sviluppata in maniera avvincente seppur dimessa, con l'horror degli spettri adirati e vendicativi, riuscendo peraltro in questo secondo frangente a riciclare in maniera non pedissequa certi clichè visivi di Ringu-iana derivazione.
Splendida inoltre la fotografia, che pur restando su tonalità grigie, sbiadite - in tono con l'ambiente familiare dove la storia ha il suo nucleo - ha dei momenti di grande suggestione.

venerdì 11 aprile 2008

Cinema in pillole, #1

Visto che sono già tanto puntuale nel rispettare le scadenze settimanali e nel completare le cose lasciate incompiute, ho pensato fosse opportuno introdurre una nuova tipologia di post.
O forse no?
Vabbè, chissenefrega.
Visto che la locandina "visti di recente" là sotto so bene che non se la fila nessuno, cercherò di "fissare" le ultime visioni dedicando loro almeno qualche riga. Da non-esperto quale sono ovviamente vi saprò solo dare le mie impressioni e consigliare o meno la visione, non vi aspettate grandi elucubrazioni!


















I'm a Cyborg, but that's Ok
- di Park Chan-wook, Corea del Sud 2006
Genere: commedia
titolo originale: Ssaibogeujiman Gwaenchanha

Young-goon dopo un tentativo di suicidio (o un incidente?) finisce in un manicomio. E' convinta di essere un cyborg, parla coi distributori automatici e si nutre leccando le batterie. Qui incontrerà Park Il-sun, un ragazzo che pare avere uno strano "potere", ovvero la capacità di "rubare" una particolare qualità di una persona tramite un singolare processo di trasferimento.
I'm a Cyborg, but that's Ok è una commedia atipica, altamente visionaria e per certi versi coraggiosa (in fondo si parla di malati di mente) che pur apparendo a volte il classico "esercizio di stile" riesce a divertire e pure a commuovere.
Merita comunque, senza dubbio alcuno, una visione.

















A Time to Love - di Huo Jianqi, Cina 2005
Genere: drammatico, sentimentale
titolo originale: Qĺngrén jié

A Time to Love narra la storia di Hou Jia e Qu Ran, un ragazzo e una ragazza amici d'infanzia il cui legame col tempo diventa sempre più forte, fino a dar vita all'amore. I genitori delle rispettive famiglie però si oppongono fermamente al loro rapporto: la madre di Hou Jia, costretta su una sedia a rotelle, accusa il padre di Qu Ran di aver ingiustamente denunciato suo marito al partito, portandolo al suicidio. La vicenda risale a quando Hou Jia e Qu Ran erano bambini.
I due si trovano quindi a vivere una personale versione del dramma di Romeo e Giulietta, costretti a pagare le conseguenze del fardello dei genitori e a bruciare lentamente per una passione impossibile.
Si rivedranno dopo anni, ma potrà mai essere tutto come prima?
...
La storia potrebbe sembrare anche banale, ma Huo Jianqi, forte di una regia solida e di attori eccezionali (in particolare Zhao Wei-Qu Ran), confeziona un film toccante. La storia d'amore dei due protagonisti, pur rimanendo su toni umili, modesti, quasi rassegnati, acquisisce a tratti una grande forza drammatica che le permette di uscire dal piano della grigia quotidianità in cui è calata per colorarsi dei sentimenti più puri e ideali.
Ora non vorrei dover dire "si perde un po' nel finale", ma purtroppo mi tocca: nella parte finale tutta questa sublime intensità il regista cerca disperatamente di recuperarla, ma senza riuscirci del tutto. A ben pensarci potrebbe anche essere una scelta, ma comunque troppo poco chiara.
A Time to Love è comunque un film più che valido, in grado di raccontare una profonda storia d'amore senza risultare stucchevole e anzi regalando dei momenti davvero intensi.