domenica 30 marzo 2008

Playlist settimanale (23.03 - 29.03)












Pizzicato Five - Happy End of the World [Matador 1997]

Voto: 8,5/10












Pizzicato Five - Bossa Nova 2001 [Columbia 1993]

Voto : 8,0/10

Decisamente sono i giapponesi Pizzicato Five la scoperta della settimana. La loro musica, un pirotecnico incontro fra gli anni 60, la bossa nova, l'electro-pop e il jazz che va sotto il nome di Shibuya-kei, è allegra, eclettica e dominata da un groove eccezionale.
Nati nel 1985, i Pizzicato Five sono stati probabilmente il gruppo giapponese più conosciuto nel mondo, oltre ad aver sfornato una quantità di dischi abnorme nei sedici anni di attività.
Parlando dei due dischi in questione: sono entrambi brillanti e superbamente eseguiti, con una maggior presenza in Happy End of the World di parti elettroniche e ritmi downtempo - il che dona all'album una varietà e longevità d'ascolto inaspettata, e spiega il mezzo punto in più.
Impossibile peraltro non notare una forte influenza nella musica fra gli altri di Stereolab, più recentemente Go! Team, e per certi versi Blonde Redhead.

Qualche video tratto dagli album in questione:

It's a Beautiful Day


Mon Amour Tokyo

Sweet Soul Revue


Genere: pop, bossanova













Maia Hirasawa - Though, I' Just Me [Razzia 2007]

Maia Hirasawa è una cantautrice mezza giapponese e mezza svedese, e questo Though, I'm Just Me è il suo disco d'esordio. La sue composizioni vanno da dolci ballate chitarra acustica e pianoforte a brani ritmati e scanzonati arricchiti da cori e arrangiamenti di fiati (And I Found This Boy), sempre improntate ad una fresca e genuina ispirazione pop. Nel suo spontaneo modo di cantare (che a volte ricorda un po' quello dell'islandese Bjork) si percepisce una forte vena intimista, l'espressione del piccolo, dolcissimo universo personale di cui con le sue canzoni Maia ci vuol rendere partecipi; ed è francamente una gioia starla a sentire.
Chi avesse dei dubbi si arrenda al secondo meraviglioso singolo, Gothenburg.

Voto: 7,7/10

Genere: songwriter, indie-pop












The American Dollar - The Technicolour Sleep [Yesh Music 2006]

Gli American Dollar propongono un soffuso post-rock strumentale fatto di rarefatti tappeti di synth, escursioni ambient-elettroniche, distanti arpeggi di pianoforte; suggestive textures sonore che spesso sfociano in strutture più tipicamente rock, o post-rock, dalle tinte solenni e drammatiche. Un po' come fanno i God is an Astronaut, ma non in maniera altrettanto convincente.
Detto questo The Technicolour Sleep è un disco sicuramente valido ed apprezzabile, che contiene anzi diversi bei momenti ("Signaling through the Flames" è uno di quelli).

Voto: 6,6/10

Genere: post-rock

giovedì 20 marzo 2008

Heavenly Forest - ovvero: semplicemente, ti amo

Heavenly Forest (titolo internazionale per Tada, Kimi Wo Aishiteru, letteralmente "Semplicemente, ti amo") è un film del 2006 di Takehiko Shinjo riconducibile ad un sottogenere del cinema romantico che sta sempre più prendendo piede in Giappone, e che va sotto il nome di "Pure Love".
Makoto Segawara (Hiroshi Tamaki) è un timido ragazzo con l'hobby della fotografia; il giorno della cerimonia di apertura dell'anno universitario incontra una strana ragazza che cerca di attraversare un incrocio molto trafficato. Lei, Shizuru Satonaka (Aoi Miyazaki), è una ragazza quantomeno originale: all'aspetto ancora poco più che una bambina, vistosi occhiali, capelli ruvidi, e uno strano gusto per l'abbigliamento. Tra i due, complice la difficoltà di entrambi ad inserirsi e a socializzare nell'ambiente universitario, nascerà presto un legame molto stretto e particolare, non privo di difficoltà.

Solitamente film del genere non li guarderei neanche in cartolina, se parlassimo delle solite smielate hollywoodiane. Non che questo non sia una smielata (perdio se lo è), ma ha diversi aspetti che lo rendono un film quantomeno interessante.


La prima cosa che ha catturato la mia attenzione (e la mia simpatia, che come al solito tende ad andare ai reietti) è che i due protagonisti, come già detto, sono ognuno a proprio modo dei "nerd", degli esclusi dalla socialità, per il proprio aspetto (Shizuru) o per propria scelta (Makoto).
La seconda e più importante questione è anche quella che fa funzionare tutto il film: l'alchimia che nasce fra Makoto e Shizuru, anche grazie alla bravura degli attori nei propri ruoli, è qualcosa che prende vita in un modo talmente spontaneo, naturale e credibile da risultare il vero motore di tutta la pellicola. Come è tipico dei film orientali i sentimenti non vengono ostentati - per quanto si raggiungano picchi di drammaticità davvero notevoli; spesso più che le parole o le azioni sono gli sguardi, le espressioni a descrivere quello che i protagonisti provano, dimostrando come sia in realtà difficile esprimere - e prima ancora, comprendere - le proprie emozioni.
Terzo, c'è un'attenzione e una cura della fotografia, delle inquadrature e nella scelta delle locations capace di regalare momenti di vera poesia visiva.
L'unico punto debole rimane probabilmente una certa parte della trama, forse troppo prevedibile (per quanto non manchino colpi di scena).



In definitiva, per essere un romantic movie questo Heavenly Forest mi è parso decisamente riuscito, poetico e coinvolgente nonchè godibilissimo sia dal punto di vista formale che narrativo.
Da maschietto ne consiglio la visione anche solo per ammirare la toccante performance della bellissima Aoi Miyazaki.
Un'ultima cosa: se qualcuno ha le lacrime facili rifletta bene prima di mettersi alla visione di Heavenly Forest, visto che qui a lasciarsi andare c'è davvero da consumare montagne di fazzoletti.

Collegamenti:

Trailer

Trailer lungo

Sito ufficiale (jp)



p.s. è possibile reperire i sottotitoli per Heavenly Forest su Asianworld

lunedì 17 marzo 2008

Playlist settimanale (09.03 - 15.03)

Complice una poderosa emicrania post weekend posto in colpevole ritardo gli ascolti della settimana appena trascorsa. Io e le scadenze non siamo mai andati d'accordo, devo dire. Questa settimana vi lascio inoltre con una citazione che amo. E' tratta dalla sceneggiatura del mai realizzato film Ubik, dal romanzo omonimo di Philip K. Dick (non ricordo se c'è anche nel libro ma mi pare di no).

Già, le piccole cose mi deprimono.
E' sintomatico di qualcosa.
Così quando arrivano i guai grossi sono già pronto a crollare.
E' la mia "volontà di fallimento".














Earth - The Bees Made Honey in the Lion's Skull [Southern Lord 2008]

Proprio quando credi di aver sentito più o meno un po' di tutto arriva qualcosa che ti fa ricredere. Gli Earth di Dylan Carlson esistono dal 1990 (io li scopro solo ora ma vabbè, vorrà dire che mi farò la discografia a ritroso) e sono artefici di un rock strumentale minimalista, con strutture dilatate che sembrano ripetersi all'infinito, spesso appoggiandosi sempre su un'unica tonalità (il famoso drone), una marcatissima componente psichedelica di Sabbathiana memoria. In sostanza siamo di fronte a pezzi basati su semplici e ripetitivi giri di chitarra più o meno distorta, tempi di batteria lenti e cadenzati, qua è là tappeti di hammond, accordi di pianoforte. Detto così non rende l'idea, ma provate ad ascoltare un pezzo come "Rise to Glory" o "Omens and Portents II: Carrion Crow" per capire quanto questa musica sia in realtà una potente fucina di immagini sublimi e suggestive, di scene da cinema western, di tramonti infuocati nel deserto - e i rimandi alla musica di Ennio Morricone sono continui, se non costitutivi.

Non avendo per ora termini di paragone con gli altri album forse esagererò, ma non posso che dire che "The Bees Made Honey in the Lion's Skull" mi è piaciuto e molto.

Voto: 7,7/10

Genere: psychedelic, drone music












Meshuggah - ObZen [Nuclear Blast 2008]

Ritornano i Meshuggah - che non seguivo da quel compendio di destrutturazione che era "Nothing" del 2002 - ed è un nuovo assalto sonoro, un nuovo attacco alle fondamenta della musica in 4/4.
Al primo ascolto a metà disco sono già annichilito. Basta un pezzo come "Bleed": sembra di entrare in una segheria infernale che viene travolta da una frana di macigni.
La formula ovviamente non ha subito grossi rinnovamenti rispetto al passato, tuttavia si nota una certa tendenza ad equilibrare i tipici "tempi dispari" e parti più "dritte", nonchè qualche spruzzata di Tool qua e là (vedi i primi secondi dell'opener "Combustion")
Insomma sono i Meshuggah, con il loro gusto perverso per il tempo indecifrabile e quella maniacale precisione che ne fa il gruppo ritmicamente più devastante che conosca nell'attuale panorama "metal".

Voto: 7,0/10

Genere: metal

domenica 9 marzo 2008

Playlist settimanale (02.03 - 08.03)

E dopo una vergognosa latitanza ritorniamo alle sane abitudini! Oltre ai tre titoli di cui parliamo oggi ho diversi altri ascolti "in progress", che manco a dirlo finiranno - se tutto va bene - nelle prossime playliste.













Yob - The Illusion of Motion [Metal Blade 2004]

Era da qualche tempo ormai che non riascoltavo questo gioiello di doom metal; o meglio, possiamo parlare di post metal con forti richiami alla psichedelia, allo space rock e all'ipnotico riffing sabbathiano.
Questo Illusion of Motion consta di soli quattro pezzi, le cui durate vanno dai canonici 6'11'' di "Doom #2" agli inquietanti 26'10'' della title track.
Siamo quindi di fronte ad una proposta "metal" ben coraggiosa e non allineata.
L'atmosfera che si respira nella musica degli Yob è quella di un viaggio allucinato e allucinogeno, in cui troviamo la ripetizione ossessiva (e non tanto per dire) di una medesima struttura ("Exorcism of the Host"), episodi ai limiti del minimalismo in cui abbiamo una singola corda - o al massimo dei bicordi - che vibra nel nulla scandendo sinistri rintocchi. E ancora, ritmi iper rallentati in cui le chitarre più che suonare sembrano gemere e lamentarsi, mentre il suono avanza, lentamente, come un macigno - e l'illusione del movimento sta appunto in questo.
Altra componente fondamentale a definire l'originalissimo sound degli Yob è il cantato. Mike Scheidt alterna delle parti in growl filtratissime a parti pulite molto acute, stridule e cantilenanti, che fanno pensare ad un Ozzy Osbourne alieno e psicotico.
Un album semplicemente grandioso.

Voto: 9,0/10

Genere: doom metal, post metal













Black Mountain - In the Future [Jagjaguwar 2008]

Questo dei Black Mountain è come si suol dire un bel pout pourri di generi e influenze differenti, che grossomodo fanno capo alla psichedelia anni 70, ma anche al folk, al rock progressivo, allo stoner rock ispirato dai Black Sabbath, ai Led Zeppelin.
Insomma un sound molto molto eterogeneo, tra un pezzo e l'altro ma anche all'interno dei singoli pezzi (esemplari in questo senso i sedici minuti di "Bright Lights"), che tuttavia convince, evidentemente grazie ad un songwriting capace di esaltare le diverse influenze riuscendo allo stesso tempo a farle funzionare in maniera omogenea tra di loro.
Sicuramente questo "In The Future" è un disco che è possibile apprezzare appieno solo dopo diversi ascolti, in quanto ricchissimo di riferimenti e sfumature che percorrono trasversalmente una grossa parte della musica "rock".

Voto: 7,6/10

Genere: rock psichedelico













Olivia - The Cloudy Dreamer [Cutting Edge 2007]

Olivia Lufkin è, insieme alle altre di cui ho già parlato in passato sul blog, una delle mie artiste preferite del panorama jpop. Essenzialmente perchè ad una sensibilità fortemente dark ed introspettiva unisce una musica spesso aggressiva ma comunque piena di brillanti intuzioni pop, ed una voce dolce ed esile - che ben contrasta con il mood dei pezzi più duri, esaltando viceversa la carica emotiva delle ballate. Questo mini-album contiene dei pezzi alla luce di quanto detto splendidi: Stars Shining Out, Wish, Cloudy World.
Così come delle altrettanto riuscite ballate (If You Only Knew, A Little Pain).

Voto: 7,0/10

Genere: jpop, jrock

giovedì 28 febbraio 2008

Ho il dvd, ho i sottotitoli. Now what?! (Ovvero, come aggiungere sottotitoli a un dvd)

Recentemente mi sono trovato alle prese con una procedura relativa al cosiddetto "dvd authoring", idealmente semplicissima, che poi si è rivelata nei fatti diabolicamente intricata. Dunque, i fatti sono questi: ho un film in dvd che nella mia lingua non è stato tradotto. Esistono però dei sottotitoli realizzati da appassionati. Mi sento quindi legittimato a desiderare che la magica unione di questi due ingredienti mi dia un dvd coi sottotitoli nel mio patrio idioma.
Facile a dirsi, assai meno a farsi.
Ma poichè dopo una settimana di tentativi e di sonore incazzature sono alfine giunto al risultato sperato, ho deciso di rendere partecipi tutti i lettori della procedura magica; nel caso qualcuno un bel giorno si trovasse nelle medesime necessità...

Che cosa devo per forza avere prima di iniziare?

a. il dvd incriminato
b. il file sottotitoli in italiano in formato *.srt che ho recuperato da qualche parte in rete

Che programmi mi serviranno?

- dvd decrypter
- vobedit
- srt2sup
- ifoedit
- dvd shrink
- alcohol 120%


1. con dvd decrypter decripto (appunto) il mio dvd sull'hard disk.
2. con vobedit, dopo aver aperto il file "VTS_01_0.VOB" (o comunque il VOB del film, controllate con VLC se avete dei dubbi) contenuto nella cartella "VIDEO_TS" del dvd che ho decriptato sull'hard disk al punto 1, "demuxo" (ovvero separo) su hard disk il flusso video e il flusso (o i flussi) audio. Per farlo clicco su "demux" e poi su "demux all audio streams" e "demux all video streams". Al termine di questa operazione avrò una cartella contenente un file video (*.m2v) e uno o più file audio (*.ac3)
3. con srt2sup converto il mio file di sottotitoli con estensione *.srt in un file con estensione *.sup (il formato supportato da ifoedit, che useremo dopo). To do so, apro il menu "srt file" e scelgo "open as text". Do ok alla finestra di dialogo che si apre, indi clicco su "all" (sulla destra). Ora, la faccenda dei colori non l'ho ben capita (diciamo pure che ho fatto tutto a caso finchè non mi è riuscito di ottenere un risultato decente), comunque ho fatto così:
- clicco su "alter subtitle layout"
- clicco su "global"
- nella finestra che appare imposto tutto così:
backgnd:
teal, trans
outline:
black, trans
text:
white
antialias:
gray
vertical alignment: bottom
horizontal alignment:
center
markers: black
- do "ok", poi "close"
- dal menu "sup file" seleziono "save", scelgo un nome e via con la conversione (piuttosto lenta ahimè).
4. in ifoedit dal menu "DVD author" seleziono "author new DVD"; ora non faccio altro che inserire i file video e audio ottenuti al punto 2, nonchè il file sottotitoli ottenuto al punto 3, ognuno nella sua apposita casellina. Ciò fatto do "ok", scelgo dove salvare i files e attendo un altro po'.
5. finita l'attesa clicco su "open" e vado ad aprire il file "VTS_01_0.IFO" contenuto nella cartella "VIDEO_TS" del dvd che ho decriptato sull'hard disk al punto 1. Ora double click su "VTS_PGCITI", e seleziono "VTS_PGC_1". Dal menu "subtitle color" seleziono "copy colors from this PGC".
6. ora di nuovo su "open", ma questa volta vado ad aprire il file "VTS_01_0.IFO" che troverò nella cartella in cui ho salvato i files al punto 4. Di nuovo double click su "VTS_PGCITI", seleziono "VTS_PGC_1", e infine dal menu "subtitle color" seleziono "paste colors into this PGC".
Clicco su "save", alla richiesta di sovrascrittura confermo. Ci siamo quasi!
7. in dvd shrink clicco su "open files" e scelgo la cartella contenente i files salvati al punto 4. Clicco quindi su "backup!" e scelgo di creare un'immagine *.ISO. Questo tornerà utile per verificare il risultato: avrò infatti un'immagine pari pari del DVD masterizzando, che potrò montare su un qualunque drive virtuale e vedermi con un altrettanto qualunque video player che mi permetta di selezionare la traccia sottotitoli (consiglio VLC).
8. se i sottotitoli risultano leggibili masterizziamo l'immagine dvd con alcohol 120% e il gioco è fatto!

Questa piccola guida, che spero possa tornare utile a qualcuno, è stata realizzata mettendo insieme diverse procedure trovate qua e là, ma soprattutto sbattendo la testa contro il muro per diversi giorni.

martedì 26 febbraio 2008

Narutaru, fantascienza, brutalità e denuncia sociale

Narutaru è una serie tv in tredici episodi del 2003, tratta dall'omonimo manga di Mohiro Kitoh.
"Narutaru" è la contrazione di Mukuro naru hoshi tama taru ko, che sta a significare "il dono prezioso di una stella morente a una ragazzina" (preso da Wikipedia pari pari, che vi credete, ancora non sono a questi livelli). Il manga ha subito ovunque censure più o meno pesanti, e in alcuni paesi ne è stata addirittura interrotta la pubblicazione; questo a causa della pesantezza di certi argomenti trattati e di alcune scene molto crude e violente - in netto contrasto con un'immagine esteriore da "prodotto per bambini".
La stessa dinamica si ripropone nell'anime, sebbene con una rappresentazione della violenza decisamente meno "grafica" - ma comunque chiarissima; a partire dalla spensierata sigla nulla lascerebbe immaginare che l'evoluzione della serie si traduca in morte e sofferenza, nella spietata rappresentazione di quanto di peggio gli esseri umani siano in grado di infliggere al loro prossimo.


Narutaru ha come protagonista una ragazzina delle elementari, Shiina Tamai. Durante la consueta vacanza estiva dai nonni al mare, spintasi troppo al largo perde le forze e rischia di annegare. Viene salvata da uno strano e buffo essere a forma di stella, che da quel momento inizierà a seguirla ovunque come una specie di compagno. Shiina battezza la silenziosa creatura (che nella serie viene definita "drago") Hoshimaru, e ben presto scopre che essa è dotata di strani poteri, tra cui il volo e la possibilità di modificare la propria forma.
Non può ancora immaginare come l'incontro con questo strano e apparentemente innocuo essere le spalancherà un mondo di terrore, sofferenza e morte.
Già dai primi episodi, nonostante il clima sia sereno e disteso, si fa strada nello spettatore un vago senso di inquietudine e tensione. Gran parte del lavoro lo fanno le musiche, che anche su scene apparentemente normali presentano qualche dissonanza più o meno accentuata, dando l'impressione non del tutto cosciente che "qualcosa non vada".


Se per nove episodi la narrazione tratta "il mistero dei draghi" - anche qui con rivelazioni assai poco piacevoli -, da lì in poi l'attenzione si sposta sulla vita scolastica di Shiina e delle sue compagne, e qui calano le tenebre più nere. Vengono descritti atti di bullismo e violenza, di stupro, tendenze suicide. Il tutto, non dimentichiamoci, con protagonisti bambini delle elementari. Tutto questo assume un valore ben preciso alla luce delle statistiche, che riconoscono al Giappone il triste primato di paese con il più elevato tasso di suicidi. Suicidi che spesso hanno anche fenomeni come il bullismo scolastico fra i fattori scatenanti.

Con la sua conclusione Narutaru lascia molti misteri irrisolti, sull'origine dei draghi, sul perchè si scelgano un compagno, sullo scopo della loro esistenza. Ma lascia anche con parecchio su cui riflettere, e in conclusione se devo decidere se consigliarla o meno è proprio per questo motivo che dico di sì.

Narutaru è una serie quantomeno atipica, violenta, angosciante, piena di controversie; ma è anche una di quelle che lasciano il segno.

domenica 24 febbraio 2008

The Host, eclettico monster movie fra humour nero e terrore

The Host, titolo originale "Gwoemul", è un film del 2006 del regista coreano Bong Joon-ho.
Attratto dalla locandina e dall'inquietante trailer me lo sono procurato - a fatica, perchè ovviamente di distribuzione italiana manco l'ombra.
La storia esordisce nell'obitorio di una base americana in Sud Corea, nel 2000. Due dottori versano un centinaio di bottiglie di formaldeide giù per lo scarico; la sostanza finirà direttamente nelle acque del fiume Han. La scena successiva mostra due uomini intenti a pescare nel fiume; uno di essi nota qulcosa di strano nell'acqua, riesce a raccoglierlo in una tazza ma poi se lo fa sfuggire.
Anni dopo, sempre sulle rive del fiume, si forma un gruppo di curiosi: cos'è quella grossa cosa appesa sotto il ponte? Materiale da costruzione? No, sembra muoversi...
Non racconto oltre per non rovinare le scene successive, che sono tra le migliori del film.
In the Host comunque sia c'è un mostro, c'è qualcuno che scompare, e ci sono gli eroi che andranno a reclamare giustizia. Ma quanto siamo lontani da un'analoga narrazione di stampo USA! Gli eroi di questo film sono tutto tranne che eroi classici, integerrimi e magari bellocci. Sono persone semplici, pure poco sveglie, che si trovano calate loro malgrado in un vero incubo, e sono costrette ad affrontarlo con tutti i mezzi che hanno.


La grande forza di questo film, ciò che lo rende un fortunatissimo esempio di intrattenimento "intelligente", è il saper mescolare generi diversi e soprattutto registri diametralmente opposti, riuscendo ad essere drammatico e spaventoso da una parte, e addirittura a far ridere di gusto dall'altra. E il bello è come questa operazione non risulti assolutamente artefatta o forzata; grazie ad un'ottima caratterizzazione dei protagonisti (nonchè alla loro bravura) certe scene oggettivamente ai limiti del demenziale sembrano calzare perfettamente.
Il film introduce oltre a questi anche dei temi "importanti" come l'ecologismo e l'indifferenza delle istituzioni di fronte ai drammi personali - e questo è un po' un "tema portante parallelo", che condiziona tutto lo svolgersi degli eventi.
Se per questi aspetti siamo molto distanti dal classico prodotto del genere made in USA, dal punto di vista tecnico/visivo The Host non ha nulla da invidiare ai concorrenti a stelle e strisce, proponendo scene assolutamente spettacolari ed effetti speciali di prim'ordine, così come un accompagnamento sonoro di grande effetto.
Promosso a pieni voti.

Un ultimo consiglio: ho potuto notare come il doppiaggio americano abbia tendenzialmente cambiato il senso di molte frasi, pertanto raccomando la visione di The Host in lingua originale con sottotitoli (inglesi o italiani, si trovano entrambi).

Collegamenti:

Sito ufficiale

Trailer

domenica 10 febbraio 2008

Playlist settimanale (03.02 - 09.02)

Et voilà, ritorna la playlista che tanto (?) aspettavate; poche ma interessanti novità che vado subito a descrivervi. Enjoy!












Penguin Cafe Orchestra - Penguin Cafe Orchestra [EG 1981]

Proseguo con il secondo capitolo della Penguin Cafe Orchestra, ed è ancora magia pura. Di nuovo le coordinate sono le più disparate, dal folk al jazz alla classica per dare vita ad una musica da camera fatta di associazioni libere, di immagini da sogno, di momenti di gioia totale.
Eh sì, perchè rispetto al già bellissimo esordio qui la musica della Penguin Cafe Orchestra si arricchisce di una dimensione giocosa e solare del tutto unica.

Voto: 8,4/10

Genere: chamber music












The Boo Radleys - Wake Up! [Creation 1995]

I Boo Radleys partono da un sound tipicamente shoegaze o dreampop, per poi avvicinarsi sempre più ad un pop-rock più diretto e pulito. Wake Up! rappresenta il più riuscito tentativo di questa seconda fase.
A partire dal singolo "Wake Up, Boo!" la ricetta dei Boo Radleys appare chiara: un rock-pop solare, intelligente, ben suonato e arricchito da superbi arrangiamenti di fiati.
Un ascolto in un certo senso molto disimpegnato, ma santiddio, ci vuole pure questo!

Voto: 7,2/10

Genere: rock-pop












Chavez - Ride the Fader [Matador 1996]

Davvero incredibile questo disco. I Chavez riescono nel magico intento di fondere gli incastri math-rock con una spiccatissima sensibilità melodica, liberando il genere da quel didascalismo che in certe sue forme si porta appresso - relegandosi a pane per i soli appassionati, tipo me.
In sostanza quello che abbiamo qui sono pezzi rock inusuali, con patchworks di chitarra originalissimi e tempi spesso complessi, e tuttavia miracolosamente immediati e fruibili.

Voto: 8,0/10

Genere: math-rock, post-hardcore